UN DIALOGO IN TRENO
(solo un dialogo)
“Ratchett: “Monsieur Poirot, ho motivo di credere che la mia vita sia in pericolo. Ho ricevuto lettere minatorie. Voglio assumerla.”
Poirot: “Mi dispiace, monsieur, ma non accetto tutti i casi.”
(Agatha Christie – Assassinio sull’Orient Express)

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Franca Pichierri
Due sconosciuti, un treno

“Scusi, questo posto è libero? Posso?”
Lisa lo guardò storto.
“Certo, sieda pure”
Il treno è vuoto e mi chiede se può sedersi? Bah’ pensò Lisa.
Due minuti, forse meno.
“Ha visto che tempaccio? Quando sono partito da Milano, stamattina, c’era pure la nebbia… ma qui, vicino a Ferrara, il tempo sta schiarendo. che ne dice, signora…?”
Eccolo là. Vede una donna sola e tenta l’approccio.
“Gualtieri. Dottoressa Gualtieri, se non le spiace.”
“D’accordo, dottoressa. Se non sono indiscreto, cosa ci va a fare una bella dottoressa come lei a Bologna? Un’operazione a cuore aperto, come si vede nelle serie televisive?”
Questo è scemo, pensò Lisa.
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Caterina Traina
Due cuori in viaggio

“Mi scusi, è libero il posto?”
“Sì, certamente.”
Posso sedermi?
“Sì, ovvio.”
“Grazie, molto gentile. “
“Si figuri.”
“Che libro sta leggendo?”
“Scusi, cosa?”
“Ho chiesto cosa sta leggendo; è una lettura interessante?”
“È un giallo di Agatha Christie: I sette quadranti.”
“Bello, ma io prediligo i romanzi storici.”
“Io invece adoro i gialli.”
“Mi scusi, io mi chiamo Ernesto e lei?”
“Piacere, io sono Paola.”
“Bel nome e sei anche una bella ragazza.”
“Grazie del complimento, ma non sono abituata a riceverli.”
“Posso fumare o le dà fastidio?”
“Non mi dà fastidio; sono abituata ai miei genitori che fumano dalla mattina alla sera.
Che lavoro fai, Ernesto?”
“Lavoro come avvocato e tu?”
“Io sono infermiera, un lavoro faticoso ma che mi piace molto.”
“Viaggia sempre in treno?”
“Oggi ho preso il treno perché ho una causa a Milano, fra due giorni, devo difendere una donna da un’aggressione. E tu, Paola, viaggi spesso?”
“Sì, a volte vado a trovare una mia amica a Milano. Mi fermo da lei qualche giorno.”
“Bene, allora facciamo lo stesso tragitto.”
“Già!”
“Ti va se, quando arriviamo a Milano, andiamo a cena insieme? Non devi darmi subito la risposta; pensaci, Paola.”
“Ok, ci penserò… o no, sta arrivando un bambino!”
“Come vi chiamate? Quanti anni avete?”
“Sei un pochino troppo curioso…”
“Dai, Paola, è solo un bambino! Vuoi che ti legga una storia?”
“Oh sì, dai!”
“…vedo che sei esperto con i bambini.”
“È che ho un figlio, si chiama Andrea, però non lo vedo mai.”
“Mi dispiace!”
“È colpa di sua madre, ossia della mia ex moglie.”
“Io, a differenza sua, non sono sposata.”
“Non ne vale la pena! La mia ex mi ha tradito e non mi fa avvicinare a mio figlio…Bene, sembra che il bambino si sia addormentato. Vuole un biscotto? Mi è venuta fame.”
“Oh, sì, volentieri! Sono buoni…”
“Li ho fatti io.”
“Sei anche pasticcere?”
“Sì, mi diletto a fare torte e biscotti con le ricette di mia nonna.”
“Io sono una pasticciona, non riesco a fare nulla… Una volta ho bruciato l’arrosto.”
“Però penso che tu sia una brava infermiera.”
“Sì, mi rende felice aiutare le persone. Ho studiato molto e lavoro all’ospedale della mia città.”
“E tu sei felice di fare l’avvocato?”
“Beh, è stata una scelta per fare contento mio padre; anche lui è avvocato. Io volevo fare il cantante. Ho partecipato anche ad un programma televisivo…”
“Mi dispiace, ma guardo poca televisione.”
“Comunque, sono arrivato quasi in finale. Non ho avuto successo e così non ho più riprovato. È stata una delusione…Bene, mi fumo una sigaretta, ne ho bisogno.”
“Io vado in bagno…Uh, che fila c’era! E una signora che strillava…Riprendo a leggere… così finisco il capitolo.”
“Bambino, ti sei svegliato? La mamma ti cerca.”
“Grazie per la storia, ciao!”
“Ciao, piccolo! Paola, siamo arrivati alla stazione di Milano…”
“È stato un lungo viaggio, ma, Ernesto, mi ha fatto piacere conoscerti.”
“Anche a me, Paola. Ti lascio il mio numero; se ti va, chiamami e usciamo insieme.”
“Perché no? Sarebbe bello. Ok, allora ci sentiamo. Ciao, Ernesto!”
“Aspetta, ti aiuto a portare le valigie.”
“Grazie. Ecco, la mia amica mi sta aspettando…”
“Aspetta, Paola! Volevo dirti…”
“Volevi dirmi…?”
“Non è facile…”
“E prova…”
“Mi piaci molto. Credo che…”
“Dai, me lo dici la prossima volta che ci vediamo!”
“Aspetterò la tua chiamata.”
“Sì, ti chiamo appena arrivo in albergo.”
“Ciao, Paola.”
“Ciao, Ernesto.”
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Luca Vitali
Colloquio estremo

La porta dello scompartimento si apre, poi l’uomo la richiude con calma dietro di sé.
– Buona sera, signor Hedless.
– Buona… buonasera. È lei allora? È lei quello che… insomma… quello là, l’incaricato, voglio dire.
– Ha indovinato. Pensavo che lei arrivasse con il treno precedente, signor Hedless, ma evidentemente sono stato male informato dall’ufficio delle sentenze.
– Ma… non sono stato io a voler cambiare, mi creda. È stato l’usciere anziano che mi ha suggerito di prendere questo treno, secondo lui l’arrivo con il buio era preferibile, date le… circostanze.
– Non c’è alcun problema, signor Hedless. Solo un piccolo disguido senza importanza, non modifica nulla della nostra procedura standard, ne sia certo.
– Dunque… mi scusi della mia impertinenza, ma non ho avuto informazioni precise al riguardo. Anzi direi che l’usciere con me si è mostrato sempre molto vago… infastidito. E io non sono mai riuscito a capire bene le circostanze della mia vicenda. Ne consegue che anche adesso io non ho ben chiaro di cosa sono accusato e…
– Signor Hedless, non è questo il momento e il luogo per chiedere spiegazioni, né il mio ruolo prevede un comportamento in tal senso. C’è stato un processo, a questo processo è seguito un giudizio, e nella fase successiva è stata comminata una pena, e questa pena è diventata oggi definitiva e assolutamente irreversibile. La invito a non fare altre domande.
– Mi scusi, lei ha ragione. Il fatto è… che non comprendo quello che mi sta succedendo. Mi scusi ancora… comunque, è lei … lei è il carnefice?
– Questa definizione non rispecchia il mio ruolo ufficiale, signor Hedless, e la prego di astenersi da un linguaggio così crudo che non mi appartiene. Il termine formale è esecutore, prego, esecutore di sentenze. Il treno sta per arrivare in stazione, si alzi, prego.
– Mi scusi, signor esecutore, ehm… quell’ascia che vedo sotto il suo cappotto… è quella che lei usa nel suo lavoro?
– Ovviamente. È la dotazione standard nelle sentenze irreversibili. Le ho detto di alzarsi, il treno è ormai fermo e c’è una carrozza che aspetta fuori
– L’usciere ha parlato di un castello come destinazione finale… è lì che la cosa avviene … l’esecuzione, voglio dire?
– Signor Hedless, apra il portello e scenda piano, attento a non cadere, perché sta tremando?
– Non… non lo so, sento le gambe molto deboli, mi scusi, signor esecutore.
– Comunque, per rispondere alla sua precedente domanda. Non è necessario arrivare al castello, c’è una magnifica quercia a tre miglia dal paese. Provvederemo alla cosa lì, se lei non ha nulla in contrario.
– Va bene… va bene allora, signore, nessun problema… è per via del sangue?
– Anche. Salga sulla carrozza e si tenga forte.
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