“Il tempo previsto per oggi è inquietudine crescente seguita da terrore conclamato”
(Chuck Palahniuk – Fight club)

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DISTRAZIONI

Il tramonto da uno dei promontori più belli dell’Argentario è un incanto, che può  stordire.
Appena raggiunto il punto più alto resti già senza fiato ad ammirare il magnifico panorama  ma vuoi proseguire ancora oltre, ancora qualche passo più avanti, anche se un grande cartello rosso sbarra il viottolo  avvisando che è vietato proseguire.
Finalmente ti fermi e ti giri verso di lui, lo guardi  dritto negli occhi,  esprimendo la gioia di quel momento con una carezza. Troppo energica però, perché lui fa un passo indietro e perde l’equilibrio.

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LA FRECCIA NEL BOSCO

L’uomo alza l’arco e inizia a tenderlo. Quando la freccia è all’altezza del suo volto, si concentra sulla mira. Per un istante che dura un’eternità, arciere e arco rimangono immobili. Il bambino lo guarda incantato.
D’un tratto le dita sulla corda si aprono, l’arco descrive un cerchio e la freccia scompare con un sibilo acuto.
-Vai a prenderla- dice l’uomo.
Il bambino ritorna triste.
– La punta… scusa… la freccia mi si è rotta mentre cercavo di tirarla fuori dalla signorina.

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LE DITA DI JASMINE

È notte, piove. Raffiche di vento scuotono le imposte e fanno vibrare i vetri. Gli alberi si piegano e i rami si spezzano con colpi secchi, una coppia che passa lotta contro l’ombrello che si rovescia per via del vento. Leandro chiude le tende della finestra, aggiunge due ceppi nel camino, poi tira fuori dal sacchetto le dita di Jasmine e comincia a bruciarle, una per volta, una dopo l’altra.

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Nello studio il caminetto era acceso e il fuoco mandava bagliori sul volto di Giorgio addormentato in poltrona. La pendola da poco aveva battuto le una quando un urlo lancinante ruppe il silenzio. Giorgio si ritrovò in piedi frastornato. “In casa sono solo” pensò mentre si risistemava in poltrona “Stasera devo aver mangiato troppo pesante”. Quando un secondo urlo più terribile del primo lo investì, cominciò a tremare.

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ELOGIO DELLA NUOTATA MATTUTINA

Cammina frettoloso verso la piscina, si cambia velocemente negli spogliatoi. Muove le prime bracciate e sente subito l’energia che gli dà il nuoto. Ci sono altri due in vasca, ma non se ne cura. Il suono di ogni bracciata diventa, come ogni mattina, una melodia soave che accompagna il suo corpo nel movimento.
Improvvisamente, due, quattro mani afferrano la sua testa con violenza e la spingono sott’acqua e la tengono lì sotto, fermo, mentre lui si dibatte e mena colpi all’impazzata per cercare di respirare.

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LA GRANDE QUERCIA

Trepassi è un piccolo paesino di montagna, con prati scoscesi, boschi e pochi masi aggrappati ai pendii delle cime appuntite del gruppo delle Maddalene. Un terzo della sua popolazione ha meno di 30 anni e i suoi 98 abitanti sono come una grande famiglia che non manca mai di aiutarsi.
Proprio ora, sotto la grande quercia, un’esile bambina di 10-12 anni, bionda e carina, sta colpendo violentemente la testa della vecchia nonna con un pesante bastone.

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SANGUE FREDDO

Avevano cominciato a parlare e subito aveva intuito che era la persona giusta per lui. Era rimasto incantato dai suoi grandi occhi chiari e dalle sue piccole orecchie.  E poi, all’improvviso, era uscita dalla sua bocca carnosa quella strana e lunga lingua biforcuta. Sul momento ne fu stupito, ma, purtroppo per lui, non ci mise molto a capire a cosa le serviva.

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IL PROBLEMA

Il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli mi ha sempre suscitato sensazioni difficili da spiegare. Nasconde i miei pensieri negativi, i problemi che mi affliggono quando l’unica cosa che dovrei fare, dopo una giornata di lavoro complicata, è sdraiarmi e allentare la tensione. Lo sciabordio mi aiuta a pensare meglio.
Dunque, il reale problema ora è: come faccio a trasportare il sacco con il cadavere dal bagagliaio della macchina fino a quello scoglio lontano.

Barbara Bucci

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BULBI OCULARI

Si svegliò, sentì un brivido gelato accarezzargli la schiena.
Gli occhi. Non aveva più gli occhi. Eppure era convinto di averli lasciati lì la sera prima, nelle orbite. Poteva ugualmente vedere e non si spiegava come fosse possibile, poi, girandosi capì, guardò il suo corpo martoriato sul letto e capì di essere morto.
Il suo assassino era ancora nella stanza mentre riponeva i bulbi oculari in un piccolo vasetto di vetro…

Silvana D’Angelo

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RESISTENZA

Prima o poi tutti i compagni che erano lì sarebbero stati interrogati. Lei non avrebbe detto una parola, ne era sicura; non sapeva niente e non avrebbe potuto parlare neanche sotto minaccia. Ma quelli cercavano di spremerti la minima informazione; erano bravi a fare il loro mestiere. Il professore, dopo aver scorso il registro, lo richiuse: “Oggi spiego”, disse rivolto alla classe.

Luca Vitali

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CHI HA VISTO SOLANGE?

Lavava il pavimento con uno straccio umido (usava sapone di Marsiglia, gli piaceva il suo profumo). Procedeva nel giusto ordine, partendo dal punto più lontano rispetto alla porta e muovendosi a ritroso, in modo da lasciare agevolmente la stanza alla fine. Andava a gettare l’acqua sporca e tornava.
Trovava sempre lo stesso scenario: il sangue sgorgato copioso dalle maioliche, il pavimento coperto da un liquido rosso scuro che schiumava, irrequieto.
Un sospiro, e ricominciava con lo straccio.

Giorgio Donati

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“L’amava, l’avrebbe sempre amata..”
Questo pensiero, suo malgrado, gli si era impiantato profondo dietro le sue orecchie. Non sarebbe cambiato nulla, nonostante tutti i litigi, i tradimenti, le urla e i pianti.
La guardò ancora, le sorrise e la indossò come ogni mattina…

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