La città dei vivi di Nicola Lagioia

Monica

È un libro di oltre quattrocento pagine che racconta di un terribile fatto di cronaca. Molti ricordano l’efferatezza di ciò che accadde circa sette anni fa in una periferia romana. Soprattutto i romani. Ma la narrazione dei fatti, la descrizione dei protagonisti e soprattutto la città di Roma, che ci appare complice di quell’orribile omicidio, sono, a mio avviso, l’opera di un ottimo scrittore.  Iniziato a leggere con due sentimenti opposti: da un lato la stima per l’autore, come scrittore e come intellettuale, dall’altro il timore che il libro potesse essere solo cronaca, un’elencazione di fatti, peraltro già noti. Ma non è così. I fatti ci sono e c’è la narrazione che ne fecero giornali e televisioni, gli atti giudiziari, il racconto dei personaggi vicini ai carnefici ed alla vittima.  Ma non è solo cronaca. È un libro che scava nell’animo umano, che dà forma concreta al male che potrebbe essere dentro ciascuno di noi normali. Un male che attraversa Roma, che forse è la città stessa a generare. Ma non sempre basta fuggire da Roma, fuggire dal male, bisognerebbe saper fuggire da noi stessi.

Editore: Einaudi

472 pagine

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