Dal geriatra
Amedeo Rollo, settembre 2025

Qualche giorno fa accompagno mamma, novantenne tutta grinta, alla visita dal geriatra.
Con noi c’è Rosa, la badante bielorussa, sempre sorridente come se stesse a una festa invece che in sala d’aspetto.
Dopo dieci minuti, mamma si gira verso di me e, con la voce da generale d’armata, dice:
“Rosa, vieni subito, che devo annà in bagno! E tu resta qua, nun te move.”
E spariscono.
Io rimango da solo, quando si apre la porta dello studio: la dottoressa mi guarda e dice convinta:
“Prego, si accomodi.”
Io sgrano gli occhi:
“Chi, io?“
“Certo, lei!“
Insomma, non c’è scampo. Entro.
Dentro parte l’interrogatorio:
“Dorme bene la notte?“
“Se mamma smettesse de svegliamme alle tre perché c’ha sete, sì.”
“Dolori articolari?“
“Solo quanno m’alzo… e pure quanno me risiedo.“
“Fa attività fisica?“
“Eh… porto giù l’immondizia e faccio la fila alla posta. Vale?“
Lei prende appunti e chiude secca: “Troppo poco. Deve muoversi di più.”
Mi ritrovo così con una ricetta in mano e l’umore sotto i tacchi.
Esco, torno in sala d’attesa e trovo mamma seduta, fresca come una rosa. Appena mi vede col foglio in mano, spara a voce alta, davanti a tutti i vecchietti che aspettano:
“Ahò! T’hanno visitato pure a te? E che t’hanno trovato, l’artrosi da divano?“
Scoppia a ridere. Rosa ride pure lei, ma con la mano sulla bocca, che sennò pare brutto.
Io, col foglio penzolante in mano, sospiro e dico:
“E niente… ero venuto pe’ accompagnà mamma dal geriatra… e so’ uscito io co’ la ricetta.”
E tutti in sala che ridono… tutti tranne me.
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