In the mood for love e altre storie
Rita Dell’Arso, ottobre 2025

In the mood for love
Piangevo cullata dal rumore di voci provenienti dalla televisione accesa. La mia sensibilità era venuta fuori guardando quel film, ascoltando quelle voci, quelle parole.
Il film si intitolava “In the mood for love”, una storia d’amore fra due persone entrambe sposate.
“Non immaginavo che la vita a due fosse così complicata. Quando si è da soli non si deve rendere conto a nessuno, ma una volta che sei sposata, anche se fai del tuo meglio non basta.”, diceva la protagonista, rispondendo alla considerazione dell’altro protagonista sulla vita da sposati.
Entrambi sposati i due protagonisti si sentono soli, sospettano che i rispettivi coniugi abbiano altre relazioni e le loro vite sole si incrociano in una città frenetica.
Le canzoni di Nat King Cole nel film, e io piangevo cullata da voci e suoni.
La vespa rossa
Quando udii il rombo del motore ebbi un sussulto.
Quella Vespa non partiva da tanto tempo, era ferma in garage. Mi era stata lasciata in eredità da mio padre.
Lui girava sempre con la Vespa rossa, gli piaceva girare con quel mezzo.
E quella Vespa, ora, mio figlio aveva deciso di riprenderla. Gli serviva per andare al mare più velocemente, evitare file di traffico con l’auto.
Convinto dal ritornello della canzone “Ma quant’è bello andare in giro per i colli bolognesi, se hai una Vespa special game che ti toglie i problemi”….decise di rimetterla in moto.
Iniziò con togliergli tutta la polvere e lucidarla, poi provò a metterla in moto.
E brum, brum, brum dal giardino di casa udii il rombo del motore, ed ecco vedere mio figlio muoversi con quella Vespa.
Un sussulto, e lacrime di emozione scesero.
Incontri inaspettati
Il fruscio di un ramo mi spaventò.
Ero nel parco, seduta su una panchina.
Cercavo di rilassarmi. Le ultime settimane erano state piuttosto stressanti e non solo al lavoro.
Ero contenta di lavorare, mi aiutava a non pensare. A non pensare, a quell’amore finito. A quell’amore a cui avevo tanto creduto, che consideravo per tutta la vita.
Un anno fa mi aveva chiesto di sposarlo. Una di quelle proposte con tanto di fiori, anello, pieno romanticismo.
E io avevo accettato, lo credevo l’uomo giusto per me.
La casa, la chiesa, il ricevimento, l’abito bianco.
Ma al momento delle pubblicazioni di matrimonio lui cambiò. Mi disse che forse si era sbagliato, non era così poi sicuro.
E ora mi rilassavo su quella panchina. Provavo a fare esercizi di respirazione, e proprio nel bel mezzo del silenzio il fruscio di un ramo mi spaventò.
Aprii gli occhi e vidi lui, bello come un adone fermo a fare stretching…..
Lettere in soffitta
I passi sopra il tetto mi misero in allerta.
Ero nella vecchia soffitta della casa ereditata dalla nonna, e avevo deciso di iniziare a liberarla dalle tante cianfrusaglie proprio dalla soffitta, dall’alto.
Avevo trovato un baule antico, stile 1800, molto bello ma tutto da restaurare.
Decisi di aprirlo e al suo interno trovai una scatola di lettere.
Erano lettere con rilievi di cuori e fiori.
Incuriosita decisi di leggerle, in fin dei conti non conoscevo molto bene la nonna e questo poteva essere un buon modo di sapere di lei, della sua vita.
La prima lettera iniziava con “Amore, mi sei mancata tanto…” firmata: il tuo Giovanni.
Ma il nonno non si chiamava Francesco? pensai.
Incuriosita, continuai a leggere. Era un grande amore della nonna e nel bel mentre ero presa sentii dei passi, passi sopra il tetto ed ebbi un tonfo al cuore.
Oddio la nonna e Giovanni!!!
Volevo fare la modella
Non guardai in basso, avevo paura che i libri che portavo sulla testa perché imparassi a camminare dritta mi cadessero.
Da giorni mi stavo esercitando nel camminare dritta come una modella. Mi era stato chiesto di sfilare per una serata di moda “donne over 60”.
Non so per quale motivo scelsero me, me che non avevo proprio il fisico da modella.
E non so neanche per quale motivo accettai.
Forse per fare qualcosa di nuovo, per uscire dalla mia routine che ormai era tutta “una barba”, “una noia”, come diceva Sandra Mondaini.
Avevo tre libri sulla testa mentre facevo le prove a casa e mannaggia alla pupazza mi cadevano sempre.
Prova e riprova, non guardando verso il basso, ci riuscii.
E con i libri sulla testa provai a camminare con scarpe tacco 12.
Sempre non guardando verso il basso…e uno, e due e tre inciampai in un paio di ciabatte lasciate lungo la stanza da mio marito. A pelle d’orso caddi.
La mia sfilata fu segnata da un bel bernoccolo sulla fronte.
Immagine di ChatGPT

