Fuori posto
Giuseppe Pugliese, dicembre 2025

La casa si specchiava direttamente sul fiume.
L’uomo affacciato alla finestra aveva sotto di sé l’infinito.
Profondo al più due metri…
Neanche ad infilarcisi di lungo ci sarebbe riuscito.
Perché un corpo immerso nell’acqua…
Morire non è poi così facile.
“E poi perché?” si domandò.
E del resto da quando in qua tali domande avevano mai ricevuto una completa risposta?
Il vento gli tagliava la faccia mentre osservava la brina posarsi sulla sua macchina.
Bella, un diesel resistente a tutto, potente, un po’ lento forse, ma gli comunicava un gran senso di sicurezza, provava piacere a guidarla.
Vi si sentiva un po’ a casa.
Brutto mestiere il suo.
Sempre su e giù con una ansia dentro.
Sì certo, era un importante funzionario di una società di informatica al cui fatturato contribuiva in larga misura. Sempre in giro per il mondo di sicuro non avrebbe mai pensato, e all’inizio ci avrebbe addirittura scommesso, di poter provare nostalgia per quel posto sperduto lì, ai margini del bosco.
Ora poi che i suoi non c’erano più gli era diventato persino più caro.
E la sua macchina lo riportava sempre lì.
Aveva preso a difenderlo contro tutto e tutti.
Eppure più di due giorni là e si sentiva soffocare. E la malinconia prendeva il sopravvento.
Decise improvvisamente di ripartire.
Spense la vecchia stufa a gas.
Raccolse in fretta le sue cose e si sentì meglio.
Chiuse la porta, entrò in macchina e accese il motore affinché si riscaldasse.
Attese pazientemente, poi si voltò indietro e si sentì di nuovo fuori posto.
Se solo avesse saputo cosa voleva davvero dalla vita.
Se solo fosse riuscito a capire ciò di cui abbisognava.
Forse era solo la speranza.
Di non dover più guardare quella foto su in camera e sentirsi morire dentro.
Una foto di quando era giovane.
Di quando, di notte, sognava.
Immagine di ChatGPT

