Una famiglia per Natale
Caterina Traina, dicembre 2025

Kabir si preparava per un viaggio lungo e faticoso insieme ai suoi genitori. Si sarebbero imbarcati durante la notte su un gommone. Vivevano in una terra stremata dalla guerra e ridotta alla fame. La famiglia di Kabir era molto povera e desiderava un futuro migliore, così decisero di cogliere l’occasione che si presentava. Avevano venduto tutto quello che possedevano: una misera abitazione e delle capre, per poter pagare quel viaggio attraverso il mare. Erano pieni di speranza e, imbarcatisi con soli stracci addosso, partirono per l’Italia. Qui avrebbero trovato una nuova vita, e Kabir già sognava una casa dove vivere e farsi degli amici.
Il viaggio era insidioso, con il mare agitato dalle onde. Sul gommone c’erano un centinaio di persone assiepate. Si erano imbarcati somali, indiani, arabi e africani, tutti scappati da guerra e fame. In quel frangente, si sentivano uniti nella ricerca della salvezza. Tutti speravano di arrivare sani e salvi. Chi li portava, però, non si interessava se stavano bene o male; a loro interessava solo il denaro. Molti morirono in quel viaggio della speranza, inclusi i genitori di Kabir, che non ce la fecero. Caddero in mare a causa di un’onda e affogarono, senza avere un salvagente. Cercarono invano di salvarli, ma il mare li inghiottì. Ci fu a bordo disperazione e caos, e poi sopraggiunse un silenzio di morte. Kabir rimase sotto shock, impietrito. Guardava fisso il mare, poi scoppiò a piangere. Qualcuno lo consolava; dopo aver pianto, si mise in un angolo, rannicchiato, e rimase in silenzio fino al momento dello sbarco.
Il ragazzino si trovò all’improvviso da solo; non aveva più nessuno. Voleva buttarsi anche lui in mare, ma le persone sul gommone gli impedirono il folle gesto. Si sentiva perso; ora doveva contare solo sulle sue forze e andare avanti. In lui cresceva una tristezza e una rabbia. Se fosse stato più grande, si sarebbe gettato in acqua per salvare i suoi genitori, o almeno ci avrebbe provato. Ogni notte rivedeva nei suoi sogni i genitori affogati che chiamavano il suo nome, “Kabir”, e si svegliava agitato e tremante, iniziando a urlare.
Dopo diversi giorni, il gommone fu intercettato dalle navi di Emergency e soccorso. Fatti salire a bordo, gli emigranti furono salvati e portati al centro di accoglienza di Lampedusa. Scesero dalla nave con addosso le coperte per scaldarsi, date dagli operatori, e ricevettero un pasto caldo e le prime cure mediche. Kabir finalmente era giunto in Italia, ma non immaginava che sarebbe arrivato senza i suoi genitori. Che senso aveva stare lì? Voleva morire anche lui. Arrivò al centro di accoglienza stremato e infreddolito. Non parlava più e si rifiutava di mangiare. Si chiuse in un silenzio e il suo sorriso si spense. Smarrito e impaurito, trovò conforto in quel centro. La sua situazione fu subito presa a cuore e ci si prodigò per aiutarlo. La sua diffidenza e quella barriera che aveva alzato iniziarono a cadere, e Kabir, ritrovato il sorriso, poté cominciare una nuova vita.
Grazie ai volontari, fu affidato prima a una casa famiglia, dove Kabir restò per alcuni mesi. Poi, una famiglia italiana si offrì di aiutarlo, prendendolo in affido, dato che desideravano sostenere chi si trovava in difficoltà. Kabir conobbe la famiglia composta dalla signora Rosa, dal marito Ernesto e dai figli Margherita e Giulio. Il ragazzino si ambientò subito nel nuovo contesto familiare. Si sentiva felice e ringraziava il buon Dio per quella famiglia. Andava anche a scuola e i suoi voti erano sempre molto positivi, rendendo mamma Rosa, come la chiamava Kabir, molto orgogliosa. Si confidava spesso con Margherita, che gli dava sempre buoni consigli. Con Giulio aveva trovato un compagno di giochi divertente. Il signor Ernesto era un tantino severo, ma buono.
Il ragazzo abitava lì da un anno e tutti si erano affezionati a lui. Così decisero di adottarlo, facendolo diventare membro della famiglia. Inoltrarono la richiesta per l’adozione. Ci volevano un paio di mesi, forse fino al Santo Natale. Non volevano dirlo subito a Kabir, ma aspettavano il Natale per fargli una sorpresa. Tutto stava andando bene quando l’affido del ragazzino scadde e Kabir avrebbe dovuto abbandonare quella adorata e brava famiglia. Non potevano crederci e non volevano separarsi da quel ragazzino. Si erano affezionati ai suoi sorrisi, ai silenzi e alle sue innocenti marachelle. Ormai era uno di loro e non potevano farne a meno. Era entrato nelle loro vite in un momento difficile, in cui Rosa ed Ernesto volevano separarsi. Sua figlia Margherita aveva una malattia rara che non riuscivano a curare e si incolpavano a vicenda. Ma con l’arrivo di Kabir si erano sciolti tanti nodi che opprimevano il loro cuore. La sua presenza fu un miracolo, perché ognuno di loro ritrovò la voglia di stare insieme e volersi bene. Tutti impararono qualcosa dalla presenza del ragazzino, ma anche Kabir imparò molto da loro e apprese le usanze e le tradizioni italiane. Fu battezzato, diventando cristiano.
Il ragazzino non aveva mai festeggiato il Santo Natale; non aveva mai visto addobbi o illuminazioni e, per la prima volta con la nuova famiglia, addobbò un albero con palline colorate, candele e un puntale a stella. Gli piaceva quell’atmosfera di festa, ma spesso i suoi occhi si rattristavano pensando ai genitori persi in mare. Tuttavia, il calore di quella famiglia gli dava coraggio. Si sentiva commosso e si chiedeva se tutto ciò se lo meritasse. Quando arrivarono i funzionari dell’affido, Kabir iniziò a piangere perché non voleva andarsene, ma proprio quando tutto era deciso, arrivò la comunicazione tanto attesa: Kabir era ufficialmente diventato un membro effettivo della famiglia, ed era stato adottato. Non doveva più andarsene.
Kabir abbracciò felice mamma Rosa e papà Ernesto. Così, il ragazzo poté festeggiare il Santo Natale. Mangiarono attorno a una tavola imbandita tante buone cose da mangiare. Kabir ricevette tanti regali, ma la cosa più bella era avere una famiglia che lo amava e gli voleva bene. In fondo, aver attraversato il mare fu la sua salvezza e la sua gioia.
Immagine di ChatGPT

