L’orecchio di Vincent

Fabrizio Del Monte, febbraio 2026

Vincent se ne andava a zonzo con in spalla un cavalletto, una tavolozza, e una sacca di cuoio con dentro tubetti di colore da lui confezionati e pennelli di setola di cavallo. Era una bella giornata di sole.
Puntava al lago di Utrecht. Distava dieci chilometri dalla magione di suo fratello, in cui era ospite da qualche mese. Da gennaio, precisamente.

Gli piaceva percorrere quelle strade di campagna in quei miti primi giorni di primavera. Tempo prima, passeggiando, aveva visto un bel posto da ritrarre che gli aveva stimolato emozioni controverse: un ponte rotto sul ruscello e sullo sfondo un vecchio mulino con le pale ferme. Cercava da tempo un luogo silenzioso e abbandonato dove poter dipingere un cielo terso e riportare su tela il fruscio dello scorrere del torrente.
Quella mattina si sentiva ispirato.

Era felice e i tormenti e gli incubi notturni erano rimasti a casa. Nel letto dove aveva dormito giaceva ancora la sua modella di nome Agostina che aveva conosciuto a Parigi sei mesi prima. Lei, la Bella (con questo appellativo era conosciuta), con il suo sorriso e la sua innocenza avevano placato l’irrequietezza di Vincent. Ma niente è scontato e lucente nella vita di Vincent.
Dietro una curva del viottolo, che percorreva sovrappensiero, due individui mascherati comparvero all’improvviso, irriconoscibili. Lo minacciarono. Avevano nella mano entrambi un coltellaccio e con voce strozzata e accento alsaziano intimarono il povero pittore di mollare sacca e denari.
O la borsa o la vita, comandarono! Vincent, sorpreso ma per niente spaventato, apri il suo sacco e gettò pennelli, colori, stracci e setole sul prato. Disse che quelli erano i suoi averi. Poi con un calcio disarmò uno dei due malviventi. L’altro cercò di colpirlo, alla vigliacca, sulla schiena. Vincent si scartò di lato ed evitò una ferita mortale.
Ma il coltello molto affilato del bandito gli staccò di netto una parte dell’orecchio. Poi i due ladroni si dileguarono in un battibaleno e Vincent restò a terra sanguinante, quasi svenuto, circondato dai suoi colori.
Una donna con il suo grosso fagotto tornava, a piedi, dal mercato della vicina Culemborg, famosa per la qualità e la bontà dei formaggi olandesi e francesi. Da lontano aveva intravisto una scena molto confusa: due figure allontanarsi in fretta e un’altra cadere a terra. Ma senza capire nulla di più.
Quando fu nei pressi della scena intravide un uomo in terra. E una pozza di sangue.
Lo riconobbe! era quello strambo e gentile pittore olandese che abitava non lontano dalla sua villa.
Di lontano la carrozza postale passava sulla stradella, come ogni settimana, per trasportare la corrispondenza, le missive e i viveri per le contrade nei sobborghi di Utrecht. La donna si piazzò al centro della strada per fermare il convoglio e soccorrere il ferito. Il cocchiere tiro le briglie e i cavalli si fermarono alzando polvere.
Insieme caricarono Vincent sulla carrozza e partirono di corsa verso l’ospedale della città.
Fu questa bella donna, Sien Hoornik, prostituta di professione e in seguito modella, a salvare Vincent quel giorno. Da allora si frequentarono e vissero una relazione intensa e tormentata tra il 1882 e il 1883.

NdA:   1. Vincent Van Gogh, la bella Agostina e Sien Hoornik sono personaggi reali.
2. Si racconta un’altra versione della storia in cui Van Gogh si tagliò l’orecchio da solo dopo una violenta discussione con Gauguin. Ma io non ci ho mai creduto.

Immagine di ChatGPT

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