La sciarpa
Giuseppe Pugliese, marzo 2026

Sta parlando al telefono da un buon quarto d’ora.
A voce così alta che è impossibile non ascoltarla.
E’ una donna minuta, abbastanza bella e molto ben vestita. A fianco a sé ha una elegante valigia e un soprabito alla moda.
“E all’avvocato, in caso di separazione, gli ho detto di chiedere almeno cinquecentomila euro e se invece vuole il divorzio, lo stronzo, dovrà pagare parecchio di più.” Dice visibilmente alterata.
Tono e linguaggio non rispecchiano la signorilità della figura ma, dato l’argomento di cui tratta, forse, per questa volta, possiamo anche soprassedere.
“Mi ha augurato di crepare” quasi urla e le si strozza il pianto in gola. “Di crepare capisci ? Ma cosa gli ho fatto io? E’ lui che mi ha tradito e con la segretaria per giunta… Sembra proprio una brutta commedia all’italiana…” afferma in modo spregiativo.
Lei è svizzera, lo intuisco dalla targhetta sulla valigia, ma da altre frasi della conversazione si capisce che vive qui da tempo.
Forse da sempre.
E così sembra dai suoi rimpianti.
Continua a ripetere all’amica che si sente in colpa verso Lina, Antonella e altre ancora.
A cui non ha più telefonato, non si è fatta più viva neanche per gli auguri di compleanno.
“Ma tu capisci” le dice “ Con che faccia? Con che coraggio? Sembravano saperlo tutti. Tutti tranne me! ”
E stavolta non trattiene le lacrime.
“Ormai però la prima udienza è fissata. A questo punto non mi importa più: devo essere forte e non farmi intimidire.”
L’amica, probabilmente, la consola e riesce a rassicurarla.
Lei si acquieta e salutando con affetto chiude la conversazione.
Io le sono di fronte.
Lei si guarda intorno e sa che io, almeno io, ho ascoltato tutto.
Non avrei voluto né dovuto, ma in treno…
Cerco di fingere indifferenza.
E non so se è un bene o un male.
E la prossima fermata, per fortuna, è la mia. L’imbarazzo scema.
Mi alzo, le auguro cortesemente la buonasera e scendo.
E fatti pochi passi sono già fuori dalla sua vita.
Ma cavoli! Ho dimenticato la sciarpa.
Il treno è ancora fermo e io torno indietro di corsa e lei e lì.
Sul predellino pronta a porgermela.
“Grazie” le sussurro affannato.
“Prego” fa lei e sorride smarrita.
La guardo un po’ complice e le auguro solo “Buona fortuna”.
“Grazie” mi risponde “Mi sa che ne avrò proprio bisogno”.
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