Sereno
Giuseppe Pugliese, marzo 2026

“Sto vivendo una vita rarefatta. Mi aggrappo alle poche cose stabili, alle esigue passioni che ancora mi smuovono. Tutto pur di non pensare al futuro che mi attende e che, di certo, non sarà brillante. Il meglio è già passato e se qualche altra cosa buona verrà sarà più per casualità che per un piano preciso”.
Questo pensava Dante guardandosi intorno, registrando un mondo disordinato, sporco ed egoista, incapace di tutelarsi dal male e soprattutto assolutamente disinteressato a programmare una sua, per quanto instabile, sopravvivenza.
Gli sfuggì una risata amara. Da quanto tempo invece non rideva di gusto, a bocca spalancata? Neppure se lo ricordava. E forse era un bene perché se ne sarebbe rattristato al ricordo. Eppure, gli sovvenne, in fondo era stato solo l’estate scorsa, quando aveva rivisto dei vecchi cari amici e passato con loro due giorni, una volta tanto, veramente spensierati.
Poi in seguito una dopo l’altra erano successe tante cose brutte, alcune davvero brutte, ma da cui tuttavia si riusciva ancora, istintivamente, a riemergere.
Ancora si domandava quale fosse la sua vera attitudine alla vita.
E la risposta corretta mancava sempre, differente nel tempo e nei modi a seconda dei sentimenti che lo animavano in quel momento.
Tutto è, tutto scorre.
Ma è quell’ansia perenne, presente in noi come un fastidioso rumore di fondo, che sgretola i nostri pensieri; che non si ferma mai e ci corrode e che prima o poi ci mostra tutti, ma proprio tutti, i nostri limiti.
Finì di vestirsi e scese in strada andando incontro a sua moglie e sua figlia per la solita passeggiata della domenica.
Si finse, nonostante tutto, sereno.
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