Cuscini
Giuseppe Pugliese, aprile 2026

Stanotte ho dormito poggiando il capo sul tuo cuscino e i tuoi pensieri hanno scompigliato i miei.
Ho fatto sogni strani, di cose che non mi appartengono.
Mi sono svegliato più e più volte senza trovarti accanto e senza ritrovare nemmeno me.
Da dove viene tutta questa insicurezza? Ma soprattutto dove mi porterà?
No, questa separazione non la accetto.
Sì siamo rimasti amici, ma non è la verità.
Facciamo solo finta di essere due persone civili.
Ogni tanto ci sentiamo al telefono e all’inizio c’è anche sincera gioia nelle nostre voci, ma poi finisce regolarmente che litighiamo e i nostri contatti si distanziano, ci allontaniamo sempre più.
Rifiuto di arrendermi all’evidenza della tua assenza eppure sono evidentemente sempre più solo.
E solitario, con una acredine addosso che non pensavo di avere e di dovere, in qualche modo, gestire.
Alle sette mi sono alzato. Ero stufo di rigirarmi in qua e in là senza trovar pace.
Ho preso il cuscino e ho chiamato a me il mio micio.
L’ho guardato negli occhi e gli ho detto seriamente “Ecco tieni: questo da oggi è tuo” e glielo ho poggiato nel suo angolo preferito.
Lui ci ha girato un po’ intorno, lo ha annusato e poi ci è salito su acciambellandosi tranquillamente.
Io mi sono fatto il caffé, la barba e poi mi sono vestito per uscire a prendere il pane. Lui era sempre lì che ronfava beato.
Anche al mio ritorno non si é smosso di un millimetro, ha solo aperto gli occhi un attimo come per sincerarsi fossi io.
Che stanotte ho ripreso il mio confortevole cuscino.
E ho dormito bene, otto ore tutte di filato, come da tempo non mi capitava.
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