Gli omini neri delle quattro del mattino

Giuseppe Pugliese, giugno 2026

Gli omini neri delle 4 del mattino hanno mani adunche e dita sottilissime.
Scavano tra l’immondizia, ma non in cerca di cibo no, che a loro bastano insetti e vermi e la prelibatezza di uno scarafaggio, loro cercano oggetti astrusi e malandati da riparare, cose rovinate, maltrattate, a cui dare una seconda occasione, una nuova opportunità.
E questi strani manufatti, dal quasi incomprensibile utilizzo, li ritrovi poi nelle botteghe scure dei rigattieri che chissà come si prestano a metterle in vendita, ritenendo che tanto poco guadagno sarà sempre meglio di zero. O no?
Ti affascinano, riconosci in loro del genio, talvolta della perversione, delle contorsioni fatte per produrli sfuggendo ad ogni linearità.
Dalle quattro alle cinque, cinque e un quarto al massimo, si aggirano tutte le notti presso i cumuli di rifiuti abbandonati per strada, si tuffano nei cassonetti e odiano, Dio se li odiano!, quelli della raccolta differenziata che suggerisce strade che loro non vogliono assolutamente percorrere.
Hanno un olfatto estremamente sviluppato ed una vista acuta, da gatti neri al buio, e a volte tali potrebbero sembrarti se distrattamente, puta caso, tu li incontrassi.
A volte qualche ubriaco rompe il silenzio passando cantando a squarciagola oppure un’automobile isolata corre rombando a tutta velocità. Ma loro se odono anche solo lo scalpiccio di semplici passi, dei quasi impercettibili rumori, si immobilizzano. E non potrai mai avvicinarli, scapperebbero velocissimi, imprendibili nell’oscurità che li circonda e li protegge.
Io ne ho una visione privilegiata.
Dalla finestra del bagno tempo addietro ho scorto dei movimenti incongrui sulle buste dei rifiuti che giacevano abbandonate quasi sotto il mio portone. Topi, schifosissimi ratti, ho pensato sulle prime, ma non si muovevano come tali e le sere successive ho preso a spiarli col mio potente binocolo, quello con cui osservo di  nascosto tutte le malefatte dei miei vicini.
Così ho preso a studiarli e comprenderne, almeno un poco, il comportamento, la disciplina delle loro azioni, i rapporti di forza e comando che li animano e che sorprendono non poco.
Si ode un debole, quasi impercettibile, fischio, e loro appaiono all’improvviso. Si suddividono i compiti, tra recupero, valutazione e scarto. E al primo timido apparire dell’alba si ritirano in buon ordine col loro bottino, scarno o prezioso che sia..  
Qualsivoglia tempo non li scoraggia anche se, quando piove davvero forte, emettono una sorta di mugolio di dispiacere per non poter compiere la loro opera in pace.
Non so dove si rifugino e come passino le loro giornate. Ho provato a guardarmi in giro, ma di giorno non ne ho mai ritrovato traccia.
Chissà da dove provengono e come potrebbero confluire nella mia mente.
Non ne ho mai parlato con nessuno e se ne scrivo oggi è solo per annunciare che stanotte cercherò di contattarli.
Se non ritornerò a casa voglio che sappiate il perché.
Vorrei divenire uno di loro, ne sento forte, ogni notte di più, il richiamo. 

Immagine di ChatGPT

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