L’ incontro

Amedeo Rollo, settembre 2026

Su una cattedra una matita rincorreva una penna. Prima che la loro corsa venisse fermata da una mano affusolata di donna, le loro punte riuscirono a toccarsi, e per la prima volta la matita provò il sapore dell’inchiostro.
Fu un tocco rapido, umido e denso, che le macchiò la punta della mina con una piccola traccia scura e indelebile. Quando le dita della professoressa le afferrarono, la matita era ancora eccitata da quel sapore chimico dolciastro. Venne spinta con forza sul foglio bianco, costretta a consumarsi in una grafia sgraziata, ma dentro di sé sentiva solo il richiamo della penna, rimasta a poca distanza, sul legno lucido della cattedra.
La penna osservava. Dal suo serbatoio di plastica trasparente, l’inchiostro pulsava, premendo per uscire, moriva dalla voglia di scivolare su quel corpo di legno liscio e profumato di cedro, appena incontrato.
Quando la lezione finì, la mano le raccolse entrambe, facendole cadere nel buio di un astuccio logoro. Lì dentro, nel silenzio della borsa che oscillava a ogni passo della donna, l’incontro si fece più intimo.
I loro corpi si cercarono nel buio. La penna, liscia e fredda, scivolò lungo il fusto esagonale della matita, accarezzandone gli spigoli. La matita si lasciò avvolgere, offrendo la sua viva superficie alla sintetica ed eccitante plastica. Fu un corpo a corpo cieco e silenzioso: la penna, nella confusione perse il cappuccio e la sua punta a sfera, calda di sfregamento, iniziò a rilasciare un flusso denso e viscoso.
Non c’era foglio da macchiare, solo “pelle” di legno da bagnare. Il liquido scuro colò nelle
venature della matita, scendendo lungo il fusto fino a impregnare la punta di grafite. Fu un contatto profondo, un mescolarsi di polvere grigia e inchiostro nero, che lasciò la matita sfinita, spuntata e interamente coperta da quel liquido ad essa sconosciuto che continuava a colare tra loro.

Immagine di ChatGPT

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